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QUASI NEMICI – L’IMPORTANTE E’ AVERE RAGIONE di Yvan Attal

Recensione a cura di Joseph Moyersoen, giurista, referente relazioni esterne e cooperazione internazionale della Commissione per le adozioni internazionali, già giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Milano.

Quasi nemici: L’importanza è avere ragione

Neïla Salah è cresciuta a Créteil e sogna di diventare un avvocato. Iscritta presso la grande università parigina di Assas, si trova ad aver a che fare con Pierre Mazard, professore noto per il suo particolare modo di provocare. Quest’ultimo, dopo uno scontro verbale con la ragazza, accetta, per fare ammenda, di prepararla per una prestigiosa gara di eloquenza. Al tempo stesso cinico e determinato, Pierre potrebbe diventare la guida di cui ha bisogno.

Dalla New Castle di Ken “il rosso”, ci trasferiamo questa sera nella Parigi di Yvan Attal, cambiando quindi città, Paese, lingua, genere, soggetto e stile.
Conosciamo subito i due protagonisti i cui destini si incontrano e si scontrano proprio all’inizio della pellicola: Neïla Salah – interpretata da Camélia Jordana, che ha vinto il premio César come migliore promessa femminile del cinema francese ed è già conosciuta dal pubblico per l’opera “Due sotto il burka” – ragazza di origine araba proveniente dai sobborghi parigini e Pierre Mazard – interpretato dal pluripremiato Daniel Auteuil – noto professore della facoltà di giurisprudenza di Paris deux, in cui tiene un corso di arte oratoria e insegna tecniche e stratagemmi di eloquenza, di cui è un luminare.

Il professore, appartenente all’alta borghesia, è pieno di pregiudizi, ed è dotato di un cinismo irriverente e burbero. L’incontro/scontro con la studentessa lo porterà ad insegnarle la nobile arte della retorica, attraverso scambi accesi, arguti e densi di ironia e brio (il titolo originale del film è “Le brio”, a proposito dell’importanza delle parole). La chiave di lettura è tutta nella frase:

“La verità non importa, ciò che importa è avere sempre ragione”

non conta solo ciò che si dice ma anche – e certe volte soprattutto – come lo si dice. Sul tema della retorica si ricorda un altro film francese, “A voce alta” di Stéphane De Freitas.
Come accaduto in altre pellicole francesi, ci troviamo di fronte al racconto di un rapporto di crescita fra maestro e allieva, costruito con originalità e senza fronzoli, è una storia di affermazione, se non di riscatto, dalla banlieue più periferica, grazie al potere delle parole e al loro dono di convincere il prossimo. “Le parole sono importanti”, diceva Nanni Moretti in “Palombella rossa”.
Ma l’integrazione razziale è in fondo il vero tema cardine della pellicola, decisamente sensibile per tutti i francesi, così come lo è per Yvan Attal, noto attore e alla sua settima esperienza come regista, nato a Tel Aviv, in Israele, trasferitosi con la famiglia, in tenera età, a Crèteil vicino Parigi.

Una pellicola coraggiosa e nello stesso tempo oltraggiosa sulle ipocrisie, il perbenismo ed il conformismo che alimentano forme di razzismo dell’attuale società. Densa di cultura, ben articolata nella narrazione e con una sceneggiatura ricca di contenuti, ambiziosa fin dai titoli di testa, quando scorrono sullo schermo le immagini e le parole di personaggi come Claude Lévi-Strauss, Serge Gainsbourg e Jacques Brel. Un film che cita tra gli altri “L’arte di ottenere ragione” di Schopenhauer, nonché Aristotele, Giulio Cesare, Cicerone e Baudelaire.

La parola, elemento basilare della comunicazione e comprensione umana è l’espressione elitaria da saper gestire nelle circostanze importanti. È proprio nella gestione della parola che compone un discorso e trasmette un concetto, che si apprendono i propri limiti ma anche lo sviluppo e la crescita della propria umanità.

Presentanto nell’ottobre del 2018 Quasi Nemici ha avuto un ottimo riscontro di pubblico e di critica.

Frase memorabile:

Giuro di dire la verità, anche se per farlo dovessi mentire